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PROF. SSA MARISELDA TESSAROLO ::..
DOMANDA:
Salve. Ho appena letto il suo testo relativo alla lezione N°3; vorrei sapere, da quanto detto, se è favorevole al fatto che gli adolescenti viaggino liberamente in internet oppure seguiti dai genitori. Insomma, qual è la sua posizione?

RISPOSTA:
L’adolescenza è un periodo particolare della vita in cui si ha bisogno di essere “accompagnati” e le persone che hanno questo compito sono i genitori e gli insegnanti (non gli amici perché sono nella stessa situazione). Navigare in internet (e bisogna ricordare che pur essendo, in questo caso, una metafora, il verbo navigare ha il senso ben preciso di addentrarsi, mantenere la rotta, rischiare se il mare è in tempesta) può essere pericoloso perché si possono fare cattivi incontri, perché alcune persone tendono trabocchetti: anche i siti con i nomi più innocui possono nascondere un adescamento di tipo pornografico, horror o gestito da pedofili. Per questo è utile navigare in compagnia di adulti che tengono all’educazione del minore. Spero di essere stata chiara altrimenti ricontattami.


DOMANDA:
Secondo lei è una cosa positiva o negativa che gli adolescenti chattino?

RISPOSTA:
Chattare in sé non è negativo, lo è se l’altro user (chi chatta con noi) ha cattive intenzioni, ma questo non possiamo saperlo a priori. Io consiglierei di chattare con gli amici che già abbiamo e se si vuole fare qualche prova si può fare ad esempio assieme alla mamma o al papà. Quello che ho scritto rispondendo alla domanda precedente va bene anche in questo caso. Ciao


DOMANDA:
Affermando che l'uso di Internet aiuta un adolescente, magari particolarmente timido, ad approcciarsi, mi chiedo se per un ragazzino molto giovane è un bene affidarsi solo al computer, senza avere rapporti sociali con le persone. Grazie

RISPOSTA:
La vita umana è vita di relazione e anche se la relazione può realizzarsi con il computer, cioè a distanza, non è questa la situazione migliore. Forse un ragazzo o una ragazza che non ha nessun contatto con i suoi coetanei non avrà niente da dire neppure a un contatto solo al computer. Si può abbracciare, accarezzare e guardarsi negli occhi solo quando si è faccia a faccia e quindi molte delle emozioni che l’incontro con gli amici può dare vengono persi nel contatto telematico.


DOMANDA:
Secondo lei, l'uso di Internet e delle altre tecnologie può essere un punto di incontro tra genitori e figli? E in che modo?

RISPOSTA:
Se i genitori capissero quanto sono importanti questi mezzi, li userebbero certamente con i loro figli, imparando da loro, ma anche insegnando loro che cosa possono o non possono fare. Ad esempio i genitori potrebbero scrivere una volta alla settimana ai parenti che hanno la posta elettronica, assieme ai loro figli, potrebbero leggere le prime pagine dei giornali nazionali e locali con i figli ogni sera, cercare qualcosa su Google usandolo come un dizionario. Potrebbero anche entrare in You Tube assieme ai figli e criticare e discutere su quanto stanno guardando.


DOMANDA:
Buongiorno, volevo porle una domanda; secondo lei Internet condiziona negativamente la formazione della personalità di un ragazzo, creandogli falsi idoli spesso negativi?

RISPOSTA:
I falsi idoli, o semplicemente gli idoli, non sono un’invenzione di Internet, ma sono presenti in tutta la cultura a partire dai miti, dalla letteratura fino ad arrivare alla televisione. Da quanto si legge sui giornali o si ascolta nei notiziari televisivi in questi giorni si ha l’impressione che i modelli negativi siano tanti e sempre in crescita. Io credo che i modelli positivi ci siano, solo che non fanno notizia. Non è vero che i giovani “non hanno valori”; sono pochi coloro che non distinguono il bene dal male e che non desiderano per sé un modello pro-sociale. Solo che non fanno rumore.


DOMANDA:
Buongiorno, come si fa a sapere se una persona presenta sintomi di dipendenza dalle reti informatiche e in generale dai blogs e dai crocevia della comunicazione che avviene attraverso internet?

RISPOSTA:

La dipendenza si misura attraverso l’impulso irresistibile e incontrollabile a comportarsi in un certo modo (ad esempio: giocare d’azzardo, fumare, drogarsi, bere, mangiare, comperare cose inutili, ecc.). Tale impulso può progredire in intensità e urgenza, consumando sempre più risorse di tempo, di energia, pensiero, emozioni. Uso questa definizione che è tratta dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-III). L’uso "irrefrenabile" di un blog, di una chat, di videogiochi è un comportamento che fa perdere la percezione dei limiti del tempo e il soggetto che prova queste sensazioni se ne rende conto, ma non sa come porvi rimedio.


DOMANDA:
In che modo la diffusione della tecnologia ha modificato i rapporti interpersonali tra i giovani e meno giovani?
Quali sono state le conseguenze di questo?


RISPOSTA:

I rapporti interpersonali si sono rafforzati grazie alle tecnologie, che hanno reso possibile "incontrare" gli altri anche senza essere nello stesso posto contemporaneamente. Io parlo al telefono con un parente emigrato in America (senza spendere i soldi del viaggio e il telefono non costa come un viaggio). Posso inviare una e-mail a tutti i miei amici e ai miei parenti. Un tempo i rapporti epistolari o di visita a domicilio non erano così frequenti come i saluti che ci scambiamo elettronicamente o telefonicamente. Inoltre con la web camera posso vedere su Skipe o Messanger il mio nipotino che vive in Africa, parlargli, vederlo crescere. Già prima della telefonia mobile i ragazzi usavano molto il telefono per accordarsi ad esempio sul luogo d’incontro o sull’orario, lo stesso avviene con il telefonino che in più ha anche la funzione (con gli squillini) di far sentire la nostra presenza senza usare la voce. Si pensi ad esempio al nipote che invia ai nonni un messaggino: certo un abbraccio o una visita è molto più emozionante, ma non sempre è possibile e il semplice scrivere "Ciao nonno/a" è molto importante per la relazione. Qui non voglio dilungarmi su altre utilità delle tecnologie, come possono essere quelle legate alla telemedicina. Secondo me le tecnologie, specialmente la telefonia mobile, ma anche la posta elettronica agevolano e ampliano le possibilità della comunicazione interpersonale faccia a faccia.


DOMANDA:
Gent.ma Dott.ssa,
A volte non ho il tempo di leggere tutto quello che con la mia Prof.ssa guardiamo nel sito, ma spero di aver colto il messaggio.
Vorrei condividere con altri studenti  questo mio parere e sapere se anche loro, della mia stessa età (io frequento il biennio del liceo) lo condividono. Mi sembra di avere capito che anche lei la pensa così. È vero?
Io penso questo:
Pochi anni fa un noto giornalista americano si è messo in discussione sostenendo una tesi radicalmente pessimista riguardo l’uso di Internet. Ha affermato che "in nessun altro momento storico l’uomo ha vissuto così poco nel mondo".
Oggi tastiere, mouse e joystick sono diventati strumenti necessari nella vita di tutti i giorni.
Si sta forse diffondendo una dipendenza tecnologica?
Il web potrebbe essere considerato una sorta di virus che si insidia nella mente e nel subconscio di un individuo che, "attaccato da questa malattia", pensa che il mondo reale non abbia più alcuna consistenza. In questo caso si tratta però di un uso eccessivo di Internet.
Una persona è spinta da un atto ossessivo e trascorre ore davanti al personal computer "chattando" o leggendo i blog di altre persone.
A mio parere le persone che si rivolgono a Internet cercano di soddisfare nel mondo virtuale ciò che non riescono ad ottenere in quello reale. Forse il mondo virtuale dà la sensazione di poter controllare la situazione.
Nella chat uno è libero di presentarsi agli altri anche mentendo. Le persone sono "autorizzate" a dichiarare anche un’identità diversa dalla propria; ciascuno si può dipingere come vuole.
Non posso parlare per esperienza vissuta in prima persona, ma ritengo che avere un rapporto affettivo o di semplice amicizia in una chat ci privi della vera percezione dell’altro.
Non abbiamo la possibilità di sentire il calore e il profumo di questa persona e non siamo in grado di identificare la sua voce.
Se il rapporto viene mantenuto solo tramite il web ci neghiamo la possibilità di viverlo in una pura intimità.
Io non trascorro molte ore seduta ad una scrivania a navigare in Internet; mi limito ad entrare in Rete per cercare informazioni legate a temi trattati a scuola oppure per scambiare alcune @-mail con amici o corrispondenti stranieri.
Internet è una grande comodità, ci permette di approfondire e dare risposte a qualsiasi nostra curiosità. Inoltre, l’introduzione della posta elettronica ci consente di comunicare velocemente con amici e conoscenti che si trovano in luoghi anche molto lontani da noi.
Ovviamente bisogna conoscere la Rete, farne buon uso e soprattutto non cadere nelle trappole che essa ci tende.
Grazie ad Internet tutto scorre velocemente. È una corsa verso il progresso e come ogni cambiamento ha in sé aspetti positivi e negativi.
Non bisogna quindi abusare di Internet per non rischiare di investire parte di sé e mettere in gioco la propria sfera emotiva.
Grazie! E complimenti per il corso.


RISPOSTA:
Cara studentessa (o studente?) Rispondo alla sua lettera suddividendola a punti.
Per prima cosa mi fa piacere che frequenti il sito. Credo che abbia giustamente colto la mia posizione ottimistica rispetto alle nuove tecnologie.

Pochi anni fa un noto giornalista americano si è messo in discussione sostenendo una tesi radicalmente pessimista riguardo l’uso di Internet. Ha affermato che "in nessun altro momento storico l’uomo ha vissuto così poco nel mondo". Quel giornalista non ha pensato che fino a una settantina d’anni fa la gente non “viveva tanto nel mondo”, aveva ben altri problemi legati alla sopravvivenza: pensi alla soddisfazione dei bisogni primari che, una volta soddisfatti lasciano spazio ad altri bisogni Oggi tastiere, mouse e joystick sono diventati strumenti necessari nella vita di tutti i giorni.
Si sta forse diffondendo una dipendenza tecnologica?
Il web potrebbe essere considerato una sorta di virus che si insidia nella mente e nel subconscio di un individuo che, "attaccato da questa malattia", pensa che il mondo reale non abbia più alcuna consistenza. In questo caso si tratta però di un uso eccessivo di Internet.
Una persona è spinta da un atto ossessivo e trascorre ore davanti al personal computer "chattando" o leggendo i blog di altre persone.
Dipendenza tecnologica? Nessuno l’avrebbe mai detto per l’uso della penna, della stilografica, della penna biro, della macchina da scrivere. Tuttavia è stato detto della radio, del telefono, della televisione, del cinema. Ogni novità nella società porta a situazioni di paura di perdere qualcosa, invece che di apprezzamento delle nuove possibilità. A mio parere le persone che si rivolgono a Internet cercano di soddisfare nel mondo virtuale ciò che non riescono ad ottenere in quello reale. Forse il mondo virtuale dà la sensazione di poter controllare la situazione. Anche questo è uno dei miti (negativi), molto simile a quello che si dice o si diceva dei videogiochi e della televisione. Certamente se il bambino non ha niente da fare, non ha amici, non gioca con gli altri, giocherà da solo con la tv, con i videogiochi o con internet (parlare di estraniazione dal mondo – quasi fosse una nuova religione - perché internet è mondo, è qualcosa che è alla portata di tutti noi; con internet possiamo apprendere di più, possiamo divertirci con “amici” nuovi, possiamo controllare una bibliografia, possiamo usarlo come un vocabolario, ecc.) Nella chat uno è libero di presentarsi agli altri anche mentendo. Le persone sono "autorizzate" a dichiarare anche un’identità diversa dalla propria; ciascuno si può dipingere come vuole. Nella rete vige uno statuto di gioco, si gioca ad assumere ruoli diversi (non si ha la “faccia” da perdere come direbbe Goffman, non ci si espone con la persona), tuttavia il comportamento interpersonale non si discosta molto da quello che siamo abituati ad assumere. In un gruppo nuovo (faccia a faccia) assumiamo nuovi atteggiamenti, forse non nuovi nomi, ma vorremmo dare di noi l’immagine migliore. Il mondo fittizio sembra offrirci una maggiore libertà, un minor controllo della società, ma la vita quotidiana ci riprende subito nel suo vortice risvegliandoci. La nostra vita deve essere vissuta nel reale e quando chattiamo siamo nel reale della chat (e forse stiamo giocando). La comunicazione interpersonale è la più difficile delle comuninicazioni perché noi andiamo verso l’altro, ma perché ci sia la comunicazione, l’altro deve accettarci (venire verso di noi). Non sempre ciò avviene! Non posso parlare per esperienza vissuta in prima persona, ma ritengo che avere un rapporto affettivo o di semplice amicizia in una chat ci privi della vera percezione dell’altro.
Non abbiamo la possibilità di sentire il calore e il profumo di questa persona e non siamo in grado di identificare la sua voce.
Potrebbe guardare la situazione anche da un punto di vista diverso: lei conosce nella chat una persona reale, indipendentemente dal nome che dichiara e dalla faccia che può avere. Anche nei secoli scorsi qualcuno si conosceva solo attraverso la corrispondenza e ciò non toglieva il fatto che l’amicizia fosse importante (tanti casi in letteratura e nei film). Se il rapporto viene mantenuto solo tramite il web ci neghiamo la possibilità di viverlo in una pura intimità. Sono d’accordo che l’intimità corporale può avvenire solo nella comunicazione faccia a faccia e tutto quanto è importante per l’uomo e l’umanità avviene con il contatto (amore, omicidio, violenza, espressioni di affetto…). Io non trascorro molte ore seduta ad una scrivania a navigare in Internet; mi limito ad entrare in Rete per cercare informazioni legate a temi trattati a scuola oppure per scambiare alcune @-mail con amici o corrispondenti stranieri. Internet è una grande comodità, ci permette di approfondire e dare risposte a qualsiasi nostra curiosità. Inoltre, l’introduzione della posta elettronica ci consente di comunicare velocemente con amici e conoscenti che si trovano in luoghi anche molto lontani da noi. Ovviamente bisogna conoscere la Rete, farne buon uso e soprattutto non cadere nelle trappole che essa ci tende.
Grazie ad Internet tutto scorre velocemente. È una corsa verso il progresso e come ogni cambiamento ha in sé aspetti positivi e negativi. Non bisogna quindi abusare di Internet per non rischiare di investire parte di sé e mettere in gioco la propria sfera emotiva.
Grazie! E complimenti per il corso.
L’abuso di internet può avvenire sprecando troppo tempo a ricercare siti che propongono o espongono violenza, macabri incidenti stradali, pornografia, ma in questo caso non si tratta di comunicazione interpersonale a distanza! Usare la chat o il blog, leggere e dire la propria idea può essere soddisfacente e importante perché ci fa sentire di appartenere non solo a quella parte di umanità che incontriamo per la strada o a scuola, ma anche a quella che, a causa di limiti naturali di spazio e di tempo, non incontreremo mai dal “vivo”. Usare ad esempio un forum, come possiamo fare all’Università di Padova durante un corso, permette a quegli studenti che hanno la disponibilità di un computer di proporre al docente domande e argomenti e di “corrispondere” con altri studenti del suo corso che, pur frequentando le stesse lezioni, non conosce per nome. Questa esperienza è molto importante perché permette allo studente di ripensare individualmente (nella solitudine della sua stanza) alle argomentazioni fatte a lezione e rispondere con il suo personale ritmo, senza la paura di essere giudicato. La saluto con simpatia


DOMANDA:
Buongiorno. Vorremmo sapere: quanto influirà su di noi il fenomeno della globalizzazione?

RISPOSTA:
La globalizzazione ha grande importanza nel mondo economico, nella vita di tutti i giorni è molto più importante il locale rispetto al globale. Tuttavia i mercati influiscono anche sulla vita di tutti i giorni perché noi mangiamo frutta esotica (costosa, proveniente da paesi in cui il lavoro è sottopagato, ecc.). Il discorso è ancor più difficile se si guarda alla domanda da un punto di vista della cultura: sono internazionali i format (ad esempio L’isola dei famosi o Il grande fratello), ma sono nazionali le loro realizzazioni. C’è quindi un incontro scontro tra il globale e il locale.
 
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