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IL DIVIETO DI TORTURA, SENZA SE E SENZA MA

Magari il film Diaz, in questi giorni sui grandi schermi, potrà sembrare – ai più ciechi – una narrazione eccessiva. Magari per molti è difficile rubricare le recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che condannano l’Italia per le condizioni inumane e degradanti delle proprie galere, come attestazione di tortura di Stato. E ancor di più considerare tale la recentissima sentenza, sempre della Corte di Strasburgo, che egualmente condanna il nostro Paese per la politica dei respingimenti in alto mare verso la Libia.

E’ più rassicurante prestare fede all’allora Ministro degli Interni, Virginio Rognoni, che nel febbraio 1982 – rispondendo in Parlamento alle numerose interrogazioni sulle denunciate torture subite dai brigatisti arrestati in Veneto quali responsabili del rapimento del generale americano James Lee Dozier - escludeva categoricamente le accuse adombrate. Eppure, oggi, è proprio uno dei responsabili di quelle violenze, l’allora commissario di polizia Salvatore Genova, a riconoscere vere quelle accuse di tortura di Stato, di cui racconta le insopportabili modalità in un’intervista a L’Espresso del 12 aprile scorso.  



Senza reticenze, va allora preso atto che l’abuso del monopolio della forza da parte dello Stato è una deviazione dalla legalità che il nostro ordinamento ha conosciuto. E un rischio cui è potenzialmente esposto, ora come allora. Eppure il divieto di tortura è assoluto e inderogabile, sia per la Costituzione che per le convenzioni internazionali in vigore nella Repubblica italiana, da quella di New York del 1984 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950.
Lo scarto tra realtà dei fatti e normatività del diritto è stato il filo conduttore della lezione sul tema Persona, stato d’eccezione, divieto di tortura, svolta dalla Prof.ssa Cristiana Fioravanti (Associata d Diritto dell’Unione Europea nell’Università di Ferrara) presso l’Accademia dei Concordi, nell’ambito della Scuola di formazione per una consapevole cultura costituzionale di Rovigo.

La relatrice, con l’ausilio di casi tratti dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo e dei giudici italiani (con particolare riferimento alla Corte d’Appello di Genova che si è pronunciata sui noti fatti accaduti in occasione del G8 del 2001), ha ben chiarito le diverse declinazioni del concetto di tortura in ambito transnazionale ed i suoi doverosi corollari ordinamentali.In particolare, si è soffermata sull’ancora inattuato obbligo convenzionale di introdurre nel diritto penale italiano uno specifico reato di tortura accompagnato da sanzioni adeguate. Omissione, oggi, ancor più grave in presenza del riformato art. 117, comma 1, Cost. che impone al legislatore il pieno rispetto anche degli obblighi internazionali pattizi.

Prossimo appuntamento: giovedì 3 maggio, ore 17.00, presso la Sala Oliva dell’Accademia dei Concordi. Sarà il Prof. Andrea Pugiotto, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Ferrara, a svolgere l’ultima lezione magistrale sul tema Obbedienza alla legge dello Stato e libertà di coscienza della persona.

L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza.
[venerdì 27 aprile 2012]
 




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